Una gita in montagna recensita con una settimana di ritardo…
Vogliamo fare una sorpresa ai nipotini di Erica che sono in montagna con i nonni….. La sveglia non è proprio mattutina e quando ci alziamo il gallo è già ore che ha cantato…. Ma che ci vuole? Un paio d’ore e arriviamo… Non avevamo messo in conto il traffico domenicale lungo il col di tenda e il gran numero di impediti che avremmo incontrato lungo la strada. E’ quasi ora di pranzo e noi stimiamo di avere almeno un’altra ora di viaggio… ci tocca rovinare la sorpresa e annunciare il nostro arrivo…. Attraversiamo i paesoni della “Granda” abbastanza scorrevolmente, la calura è tanta e chi ha potuto ha abbandonato la zona per cercare un po’ di refrigerio verso il mare o verso la montagna…. Ecco che imbocchiamo la Val Varaita e il solo leggerne il nome sui cartelli stradali mi fa pensare ai famosi gnocchetti …. ma proseguiamo con il viaggio… viaggio che per l’occasione abbiamo intrapreso con la fiammante auto nuova di Erica, approfittandone per provarla e per esprimere un giudizio più che positivo. All’inizio della valle coltivazioni di albicocche e pesche che presto lasceranno posto alla verde vegetazione montana, il fiume Varaita ci tiene compagnia sino a destinazione. Il paese di Sampeyre, tipico paese pedemontano, ci accoglie con la sua animosità domenicale, Erica mi indica la strada per raggiungere la loro casa e inizia a raccontarmi qualche aneddoto delle tante vacanze che soprattuto da bimba ha trascorso in queste valli…
Leonardo e Lorenzo non stanno nella pelle, e anche la soddisfazione dei genitori di Eri è palpabile… comunque non si aspettavano la nostra visita e la sorpresa in parte è riuscita…
Leonardo mi prende per mano e praticamente mi rapisce per mostrarmi i “passaggi segreti” che ha scoperto per districarsi fra le viuzze del paese e mi elenca i nomi degli stessi… girovaghiamo un po’ per il paese, in panetteria lo conoscono già per nome, e mentre percorro quelle anguste vie non posso fare a meno di immaginare Erica ancora bambina a ripetere gli stessi gesti, con le stesse fantasie, con la stessa disincantata spensieratezza che oggi leggo negli occhi del mio accompagnatore. Anche io torno un po’ bambino, cerco di non guardare in alto alla ricerca di architettonici campanili o “bifore” che riesco ad intravvedere in un vecchio palazzo padronale, ma anche io cerco di scorgere quello che agli occhi di un bambino potrebbe sembrare un avventuroso passaggio fra le case o un elemento su cui ricamare una possibile storia ….
Ovviamente prima di pranzo non posso esimermi dal fare un po’ di tiri al pallone, prima con uno e poi con l’altro dei due nipotini…. segue partita ad “uno” approfittandone mentre stanno mettendo tavola…. Un ottimo pranzo, il tempo per qualche altro tiro al pallone, una capatina al “lavatoio” pubblico laddove la mamma di Erica lava una maglietta ed un pantaloncino del più grande dei due diavoletti… ripete gesti vecchi di decine di anni ed io la osservo ripensando alla mia nonna e alle volte che gli avevo visto fare le stesse cose… la mano chiusa sul pezzo di sapone che si faceva in casa e poi le “battute” e le “strizzate” su quelle pietre consunte che denunciano il gran numero di lavaggi che hanno subito e che se solo potessero parlare sarebbero in grado di testimoniare decenni di storia, potrebbero raccontare di modi di vita, di pensieri e di pettegolezzi che oramai si sono persi per sempre nella notte dei tempi….
E’ in programma una camminata nei boschi, mentre tutta la combriccola torna a casa per stendere i due panni e per prendere quanto necessario all’escursione, io mi sdraio sulla panchina a ridosso del lavatoio e cullato dallo scrosciare dell’acqua sto quasi per appisolarmi quando vengo incitato ad alzarmi e a prendere il cammino….
Pochissimi metri di asfalto, da cui tra l’altro si scorge il greto di un fiume che esce dal bosco, e iniziamo ad inerpicarci per un sentiero, la mia mente per “deformazione passionale” corre ad immaginare se lo stesso sentiero potrebbe essere affrontato con una moto da enduro e a fantasticare su come affronterei quel tornante o quello strappetto…. ne parlo con Erica, ma lei non può capire…
Camminiamo e raggiungiamo la “casa della strega” così ribattezzata da anni a causa di una vecchia che spaventava i bambini che alla casa si avvicinavano forse improvvisando prove di coraggio correndo con la fantasia oltre che con le loro gambe quando questa li scacciava dalla proprietà.
Oggi, della vecchina e della paura che incuteva, non rimane più nulla, solo una casetta con un prato attorno e degli alberi di mele di cui nessuno raccoglie più i frutti… Proseguiamo il cammino, cerchiamo fragoline di bosco delle cui piantine il bosco sembra essere infestato ma senza trovarne neanche una…. Qualche fungo di cui dubito la commestibilità, ma tanta tanta pace…. la mulattiera che stiamo percorrendo mi ricorda alcuni tratti che normalmente percorriamo in moto, ma la velocità di percorrenza spesso non mi concede di ammirarne bellezza e di assaporarne profumi e colori….
Ecco in cima al sentiero un gruppo di case, apparentemente disabitate, ma molti segnali ci convincono che anche se saltuariamente le stesse vengono riempite di vita, la legna accatastata di fresco, le piante ben curate, la saponetta vicino al lavatoio…. qualche minuto di pausa, qualche racconto degli anni passati di cui io sono ghiotto e si riguadagna la strada del paese…
Altri giri per il paese, altri giochi con i bambini fino ad ora di cena….
Si è fatta l’ora di tornare a casa, consci di lasciare i ritmi lenti, la quasi monocromia del verde, il romantico sapore del passato e di apprestarsi a tornare alla frenesia della vita “moderna”, al traffico cittadino, ai nervosismi…. lo facciamo con la sensazione di essersi attaccati per un giorno ad una presa della corrente per ricaricare le nostre batterie anche se le palpebre di Erica che tendono a chiudersi sembrerebbero indicare il contrario….
Grazie Erica per avermi “portato” alle tue origini, ai tuoi ricordi, ai tuoi affetti…. sono stato bene e so che avrò voglia di tornarci….